Il "Lucus Pisaurensis"

da "Fonti ed acque curative nell'area medio-adriatica nell'antichità" di  Mario Luni 
(Lettura tenuta al convegno "Fonti ed acque termali nelle Marche", giugno 2009)

Fin dall'antichità è noto l'utilizzo dell'acqua come sostanza pura che scaturisce dalla roccia, fonte di vita e talvolta di guarigione per le particolari proprietà da cui è caratterizzata. Grotte e sorgenti sono state in genere considerate simbolo di purezza, di salute ed anche di fecondità; l'acqua pura o ricca di sostanze minerali è stata utilizzata in questo contesto anche per riti di purificazione, per aspersione o per immersione, e talvolta con finalità terapeutiche in particolari circostanze.

Notizie ci sono fornite da attestazioni archeologiche e da fonti letterarie ed epigrafiche; per il territorio medio-adriatico la documentazione si presenta spesso frammentaria e in connessione con situazioni e con luoghi peculiari. È comunque nota l'esistenza di depositi votivi relativi a luoghi di culto che sorgevano in genere al di fuori degli abitati e spesso in zone isolate connesse a sorgenti perenni di acqua; esse avevano generalmente proprietà curative e risultano frequentate per un lungo arco di tempo, che almeno dal VI-V secolo a.C. arriva talvolta fino all'età romana imperiale.
[omissis]

Il "Lucus Pisaurensis"

Il bosco sacro "sotto le selve", a Santa Veneranda, presso Pesaro (Pisaurum) è stato rinvenuto e scavato nel Settecento da Annibale Degli Abbati Olivieri, che ha recuperato qui ben 14 cippi iscritti con dediche a divinità; 13 sono stati rinvenuti prima del 1737 ed uno nel 1783, unitamente a monete e ad un bronzetto.

Bronzetto votivo dal Lucus Pisaurensis
(Museo archeologico Oliveriano)

Cippo dedicato a Apollo
(Museo archeologico Oliveriano)

Tale fu l'interesse dello studioso per il "Lucus" sacro che fece realizzare nel 1794 in una stanza del suo palazzo un grande dipinto raffigurante questo santuario, immerso nella natura, con devoti e offerte, tra are, statue e un sacello.

"Pesaro Gentile" (olio su tela, 1794), G. Andrea Lazzarini
Raffigurazione del Lucus Pisaurensis, in basso a sinistra il cippo con dedica ad Apollo
Sala dei Marmi di Palazzo Olivieri (ora sede del Conservatorio Rossini)

Il complesso degli oggetti votivi è rappresentativo del culto salutare che vi era praticato; lo stesso Olivieri menziona il ritrovamento di "quantità di donarij e voti di metallo e di terracotta, statue grandi di terracotta, monete di offerte dei tempi più antichi fino ai secoli romani". Più in particolare, il materiale della stipe sacra è costituito da teste e mezze teste femminili e virili, ed anche da statue: bambini in fasce a grandezza pressoché naturale, figure maschili stanti e femminili, sia sedute in trono che stanti.

I votivi anatomici umani assumono un significato rilevante in relazione alle pratiche salutari che qui si praticavano, in corrispondenza di una probabile sorgente di acqua curativa.

È attestata infatti la presenza di organi genitali maschili e femminili, mammelle, piedi, mani, gambe, braccia, torsi, volti, "bubboni inguinali".

Lucus Pisaurensis, ex voto di terracotta
(Museo archeologico Oliveriano)

Anche alcuni animali sono qui rappresentati, con statuette di bovini e zampe di vario tipo, in relazione all'attività pastorale e agricola attestata in età romana nel territorio pisaurense.

Oltre 4.000 monete, di cui solo una d'argento, sono state recuperate nel santuario "involte … tra carboni intorno all'are"; le più antiche risultano quelle fuse, riferibili a "tempi anteriori al conio", mentre quelle più tarde giungono al 293/306 dei "tempi di Costanzo". Quattro sono i bronzetti del "Lucus", che rappresentano rispettivamente una maschera femminile, una statuetta di Giove, una di un offerente con patera e una terza di un giovane con fiaccola.

La documentazione rinvenuta nel santuario consente di affermare che questa area sacra è stata frequentata almeno dal III secolo a.C., in particolare nel II e poi con continuità decrescente fino agli inizi del IV secolo d.C.

Vivo era nel "Lucus" il culto per divinità salutari, in connessione con finalità terapeutiche, legate alla presenza di acque curative. Ad esempio le analisi di una fonte nell'area di Santa Veneranda hanno riconosciuto talvolta la presenza di boro, utile probabilmente per la cura degli occhi.

Va tenuto presente che queste sorgenti non sono lontane da quelle salso-bromo-iodiche delle moderne Terme di Carignano, il cui uso "risulta efficace" in terapia ginecologica.

Da segnalare infine che il santuario era frequentato soprattutto da donne, come mostra il prevalente numero di votivi anatomici e delle divinità menzionate nei cippi, in gran parte protettrici della vita femminile e delle partorienti: Giunone, Salute, Fede, Feronia, Marica, Madre Matuta e Diana.

Cippo con dedica a Mater Matuta
(Museo archeologico Oliveriano)