La disponibilità dell'acqua è sempre stato un elemento fondamentale per lo sviluppo degli insediamento umani.
Vitruvio nel Libro VIII del De Architectura tratta dell'acqua, di come trovarla e trasportarla nei luoghi in cui non sia presente e di come accertarne la salubrità.
Dei modi di trasportar l'acqua
In tre modi si può trasportare l'acqua: per condotti in muratura, per canne di piombo o per tubi di creta.
Se per condotti in muratura, la costruzione sia quanto più solida si può, con pendenza di non meno di mezzo piede per ogni cento di lunghezza, e sia coperta a volta, affinché il sole non alteri l'acqua.
Giunta questa alla città, si farà un castello, con accanto tre vasche per ricevere l'acqua: nello stesso castello vanno situate tre cannelle ugualmente distribuite fra le vasche, e queste unite in modo che soverchiando l'acqua da quelle estreme trabocchi in quella di mezzo.
In questa di mezzo poi si faranno le cannelle per fontane e lavatoi, nella seconds quelle per i bagni pubblici, nella terza quelle per le case private, ma in modo che non ne manchi per l'uso pubblico.
Per "castello" si intendeva una costruzione che riceveva l'acqua dagli acquedotti, per poter fare le necessarie distribuzioni: da tre cisterne collegate, di cui le due laterali più alte, l'acqua eccedente trapassava in quella centrale.
Dalla cisterna centrale si attingeva l'acqua per fontane e lavatoi, mentre da quelle laterali veniva prelevata l'acqua per terme pubbliche e per case private.
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| Schema di acquedotto e "castello" con ripartizione dell'acqua a tre vie (De Architectura, ed. Berardo Galiani, 1790 - Tav. XXIII, fig. 5) |
| A. condotto B. galleria C. pozzi D. sfiatatoi E-E. "ventre" F. sostruzione G. calata H. salita I. archi K. castelli L. castello presso la città |
