13/01/2026

Carnevale 1718: Giacomo III Stuart ospite a Fano

Alla morte di Elisabetta I, ultima del casato Tudor, le succede il figlio della cugina e rivale Maria Stuarda, Giacomo Stuart, che sale al trono come Giacomo I d'Inghilterra, inaugurando la dinastia Stuart sul trono inglese.

Alla morte di quest'ultimo gli succede il figlio Carlo I, giustiziato nel 1649 dopo la guerra civile inglese. Restaurata la monarchia nel 1660, sale al trono il figlio di Carlo I, Carlo II (senza figli legittimi). Alla sua morte nel 1685 gli succede lo zio, il cattolico Giacomo II.

Questi sposa in seconde nozze Maria Beatrice d'Este, figlia di Alfonso IV d'Este duca di Modena e di Laura Martinozzi (nata a Fano, figlia del conte Girolamo Martinozzi e di Laura Margherita Mazzarino).

Da questa unione nasce, il 10 giugno 1688, Giacomo Francesco Edoardo Stuart, destinato a diventare principe di Galles.

Ma pochi mesi dopo scoppia la Gloriosa Rivoluzione: Giacomo II viene deposto e fugge in Francia, mentre sul trono vengono chiamati la figlia di primo letto Maria e il marito Guglielmo d'Orange, protestanti.

Il piccolo Giacomo Francesco Edoardo, portato in salvo dalla madre ancora in fasce, cresce in esilio alla corte di Luigi XIV, cugino del padre.

Alla morte di Giacomo II, Luigi XIV e i giacobiti lo riconoscono come legittimo sovrano con il nome di Giacomo III d'Inghilterra.

Giacomo II con Maria Beatrice e i due figli
a Saint-Germain-en-Laye
(Royal Collection Trust)

Carnevale 1718. Giacomo III Stuart ospite a Fano
Franco Battistelli

Nuovi Studi Fanesi, 1981

www.sistemabibliotecariofano.it

La vicenda umana di Giacomo III Stuart, figlio di secondo letto di Giacomo II re d'Inghilterra (VII come re di Scozia), nato nel 1688 alla vigilia della rivoluzione che travolse il trono paterno a vantaggio della figlia Maria e del genero Guglielmo III d'Orange, è ben nota agli storici come quella del «vecchio pretendente», vissuto esule in Francia e in Italia fino alla morte, avvenuta a Roma nel 1766.

Ci limiteremo quindi a ricordare che il giovane Stuart era stato riconosciuto re d'Inghilterra alla morte del padre (1701) da Luigi XIV re di Francia, ma che la Camera dei Comuni si era opposta alla sua elezione e che nel 1715 il conte di Mar, levatosi in suo favore, era stato vinto dal conte di Argyle.

Anche il successivo diretto tentativo di riconquista del trono di Scozia non aveva avuto nel 1716 alcun successo, per la diffidenza suscitata dal cattolicesimo dello Stuart e per l'impossibilità di un appoggio da parte inglese.

Per tutti questi motivi, dopo la morte di Luigi XIV, lo Stuart era stato abbandonato dal reggente di Francia, né aveva ricevuto altro appoggio che quello del cardinale Giulio Alberoni i cui progetti, collegati alle imprese per una rinascita della potenza spagnola, sarebbero falliti nel 1719.

Fu nel clima di questi ultimi avvenimenti che il trentenne pretendente alla corona britannica venne in Italia e che Papa Clemente XI (l'urbinate Giovanni Francesco Albani) gli concesse di utilizzare come propria residenza l'antico Palazzo Ducale di Urbino.

E qui lo ritroviamo infatti nel febbraio del 1718, alla vigilia della sua venuta a Fano: venuta dettagliatamente descritta in una cronaca d'epoca (*).

Giacomo III
(ritratto di Antonio David, 1720)

Giacomo III Stuart venne dunque a Fano nel carnevale del 1718, restandovi ospite dieci giorni, e motivo del viaggio fu il puro e semplice desiderio di divertirsi un poco. In particolare di assistere alle recite di opere in musica che si stavano dando al Teatro della Fortuna (quello celebre e celebrato che il grande scenotecnico Giacomo Torelli aveva eretto nel 1677) e che alcuni suoi cortigiani, intervenuti alle prime serate, avevano grandemente magnificato.

Un richiamo fin troppo allettante per un esule ancora in giovane età, amantissimo della musica e del canto e costretto a lottare contro i rigori invernali fra le mura gelide di una monumentale dimora in disarmo.

Erano infatti ben lontani ormai i tempi in cui le grandi sale montefeltresche avevano ospitato i fasti cortigiani e i lieti conversari di duchi e duchesse, né certo potevano apparire allo Stuart più di uno svago men che modesto gli intrattenimenti che l'Accademia dei Pascolini veniva allora organizzando nel suo piccolo teatro.

Partenza quindi per Fano ed invio d'un «forriero» per avvertire autorità e maggiorenti del luogo di risparmiare all'ospite le noie di una visita ufficiale. Nessuna cerimonia, perciò, e bando alle formalità e agli ingressi solenni con cortei di armigeri e di popolo festante.

E soprattutto si provvedesse ad evitare al giovane esule l'incomodo di essere ospitato presso il Palazzo Pubblico o in quello di qualche illustre autorità blasonata.

Gli trovassero invece un palazzo temporaneamente disabitato dove potesse sistemarsi in santa pace e senza troppi obblighi ed etichette: ciò che si rese facilmente possibile con l'aprire allo Stuart le porte del palazzo dei nobili Gabuccini, in quel tempo assenti da Fano perché andati in Francia.

Diciamo francamente che questo aspirante sovrano, desideroso di conservare la sua privacy, ci risulta immediatamente simpatico e ci viene da sorridere nel notare lo zelo misto a stupore con cui l'anonimo cronista (forse il conte Pompeo di Montevecchio) si sofferma a sottolineare gli aspetti più familiarmente dimessi di un giovane desideroso di infrangere ogni etichetta e pronto perfino ad andarsene imprudentemente a spasso nella selva prossima al ponte sul fiume Metauro «senza guardie con due soli disarmati stafieri» e a fermarsi a discorrere «con contadini e cacciatori che per la strada incontrava».

E non era forse stata una prova di coraggio quel suo andarsene «a passeggio salutando cortesemente tutte le carrozze delle dame in passando, e godendo del concorso delle maschere», rischiando la pugnalata di un sicario prezzolato?

Per dirla in breve, un garbato e cortese giovanotto britannico, pronto ad elargire due luigi di mancia agli operai dell'opificio in cui veniva lavorato il tabacco, come a conversare e danzare con nobildonne e contessine nelle sale del Palazzo Pubblico, ma anche piuttosto guardingo nell'accettare «cioccolatte, sorbetti, caffè, the e rosoli».

Il rischio di finire avvelenato, forse, lo preoccupava un poco; né per un pretendente alla corona britannica sarebbe stato decoroso dover rinunciare al trono per colpa di una tazza di cioccolata.

E questo proprio a Fano, città da cui proveniva la sua augusta ava Laura Martinozzi, figlia del conte Girolamo e di Margherita Mazzarino sorella del celebre cardinale, andata sposa al duca di Modena, Alfonso d'Este, e genitrice di sua madre Beatrice, già regina d'Inghilterra.

(*) Per il testo della cronaca citata si veda www.sistemabibliotecariofano.it

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"Memorie istoriche della città di Fano"
pagine 323-324 citate nelle note da Battistelli
(Pier Maria Amiani, 1751)