Un legame di pietra con il territorio
Gli importanti monumenti testimonianza della Colonia Iulia Fanestris presentano tutti la stessa tecnica costruttiva a sacco: blocchetti di arenaria all'esterno con all'interno ciottoli legati con malta cementizia, una struttura tanto semplice quanto solidissima.
I blocchetti di arenaria grigio-giallastra, allineati in ordinati filari con la tecnica chiamata opus vittatum semplice, sono stati utilizzati per:
- le Mura, sia per lo sviluppo lineare che per i torrioni cilindrici;
- gli imponenti resti sotto S.Agostino, identificabili con il Tempio di Giove;
- le colonne della Basilica di Vitruvio;
- il Teatro romano.
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| Mura di Fano (da wikipedia) |
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| Area archeologica di S.Agostino (da lavalledelmetauro.it) |
Studi petrografici effettuati su campioni prelevati dal perimetro murario hanno evidenziato una precisa strategia di approvvigionamento locale: le colline immediatamente circostanti Fano.
I bacini sedimentari pliocenici/messiniani affioranti nella zona di Candelara e Carignano costituiscono i siti d'estrazione più compatibili dal punto di vista petrografico, confermando l'utilizzo di risorse lapidee strettamente locali.
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Lo stesso materiale caratterizza anche gli archi in arenaria della Palazzina delle Terme, che presentano cornici decorative.
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| Portone della Palazzina |
Bibliografia e link
- "Le mura romane di Fano: identificazione geopetrografica e stato di conservazione" di Paolo Busdraghi, appendice a "La cinta muraria di Fanum Fortunae" di Mario Luni - "Fano romana" (1992), Editrice Fortuna
- "La Basilica di Vitruvio a Fano, storia, mito e archeologia", Oscar Mei, Palazzo Gradari, Pesaro, 23 marzo 2026


