28/10/2026

Blocchetti di arenaria e Fano vitruviana

Un legame di pietra con il territorio

Gli importanti monumenti testimonianza della Colonia Iulia Fanestris presentano tutti la stessa tecnica costruttiva a sacco: blocchetti di arenaria all'esterno con all'interno ciottoli legati con malta cementizia, una struttura tanto semplice quanto solidissima.

I blocchetti di arenaria grigio-giallastra, allineati in ordinati filari con la tecnica chiamata opus vittatum semplice, sono stati utilizzati per:

 - le Mura, sia per lo sviluppo lineare che per i torrioni cilindrici;

 - gli imponenti resti sotto S.Agostino, identificabili con il Tempio di Giove;

 - le colonne della Basilica di Vitruvio;

 - il Teatro romano.

Mura di Fano
(da wikipedia)

Area archeologica di S.Agostino
(da lavalledelmetauro.it)

Studi petrografici effettuati su campioni prelevati dal perimetro murario hanno evidenziato una precisa strategia di approvvigionamento locale: le colline immediatamente circostanti Fano.

I bacini sedimentari pliocenici/messiniani affioranti nella zona di Candelara e Carignano costituiscono i siti d'estrazione più compatibili dal punto di vista petrografico, confermando l'utilizzo di risorse lapidee strettamente locali.

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Lo stesso materiale caratterizza anche gli archi in arenaria della Palazzina delle Terme, che presentano cornici decorative.

Portone della Palazzina

Bibliografia e link

 - "Le mura romane di Fano: identificazione geopetrografica e stato di conservazione" di Paolo Busdraghi, appendice a "La cinta muraria di Fanum Fortunae" di Mario Luni - "Fano romana" (1992), Editrice Fortuna

 - "La Basilica di Vitruvio a Fano, storia, mito e archeologia", Oscar Mei, Palazzo Gradari, Pesaro, 23 marzo 2026